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Call for papers L’italiano possibile: sguardo verso i limiti della variazione diatopica Convegno per i 35 anni dell’Osservatorio linguistico della Svizzera italiana Bellinzona, 19-21 novembre 2026
Fondato nel 1991, l’Osservatorio linguistico della Svizzera italiana (OLSI) da 35 anni si occupa di sociolinguistica dell’italiano in Svizzera. In occasione di questo anniversario, sulla scia dei precedenti convegni (le diverse edizioni di Linguisti in contatto), vogliamo rinnovare questa opportunità di incontro tra linguisti e linguiste, invitando a partecipare coloro che si interessano ai fenomeni di variazione geografica dell’italiano in Italia, in Svizzera e nel mondo. In particolare, questo convegno vuole spingere a riflettere insieme sulle aree “ai confini della variazione”, dove teoricamente si possono collocare dei limiti tra ciò che è comunemente accettato dai parlanti come fenomeno possibile di variazione e ciò che non lo è – al di là della norma più strettamente intesa. I rapporti tra possibile e non possibile si influenzano anche in direzione opposta, cioè forzando o suggerendo alcune abitudini linguistiche presentate come possibili ma che non si manifesterebbero spontaneamente. I temi che si prestano ad essere sviluppati nei diversi interventi, con riflessioni più generali o a partire da casi particolari, comprendono quelli elencati qui di seguito in modo non esaustivo:
- i processi di normativizzazione dell’italiano regionale in prospettiva sincronica: come si forma la norma regionale? Quali forze intervengono in questo processo? Come si articolano i rapporti tra la norma d’uso e la norma codificata? Come si può rendere conto delle possibilità esterne alla norma? O ancora, qual è il rapporto tra variazione regionale e ristandardizzazione dell’italiano? Ci sono forme possibili di regionalizzazione “senza i dialetti”, quando non c’è (più) una base dialettale? In una situazione di italiani regionali in contatto, con una progressiva perdita della marcatezza regionale e la comparsa di forme composite d’italiano, è ancora possibile individuare delle varietà regionali? - Il percorso di standardizzazione dell’italiano e la costruzione dinamica della norma in prospettiva diacronica: come si sono influenzati a vicenda standard “nazionale” e italiani regionali nelle diverse fasi storiche che si sono succedute dalla comparsa dei volgari italiani ad oggi? Come si è intervenuti sulla codificazione della norma escludendo alcuni “italiani possibili” o includendone altri? Come si articolano le dinamiche che portano alla promozione a standard di forme regionali e rispettivamente al declassamento a regionali di forme standard? Come sono cambiati i rapporti di forza e gli equilibri tra le diverse entità coinvolte nella costruzione della norma, da quelle più implicite, interne alla comunità dei parlanti, a quelle più esterne, esplicite e riconoscibili? - L’italiano regionale nella didattica: qual è il ruolo della scuola nella definizione della norma linguistica? Come è cambiato nel tempo? È possibile identificare delle tendenze generali che caratterizzano l’atteggiamento verso la variazione diatopica al di là degli interventi di singoli insegnanti, esperti o istituti? Se queste tendenze esistono, sono consapevoli? - Italiano regionale e italiano “statale”: In Svizzera l’italiano è lingua ufficiale a livello nazionale e a livello cantonale nel Ticino e nei Grigioni. Qui può presentarsi come marcato diatopicamente ma poco marcato diafasicamente, perché i suoi tratti caratteristici non dipendono soltanto dal contatto con il sostrato dialettale e compaiono in tutti i tipi di produzione linguistica. Qual è il rapporto tra regionalità e marcatezza diatopica nel contesto di una varietà di una lingua pluricentrica? Come avviene in questo caso la costruzione di una norma allo stesso tempo regionale e nazionale? - Italiano regionale e italiano artificiale: quale ruolo avranno l’intelligenza artificiale e la produzione di testi basata sui grandi modelli nei processi di normativizzazione e standardizzazione? I rapporti tra le diverse manifestazioni linguistiche regionali rimarranno invariati? O i testi prodotti dall’intelligenza artificiale, diventando a loro volta testi modello, favoriranno i tratti dominanti e porteranno a un livellamento delle scelte linguistiche verso delle macro-varietà più standardizzate? - Variazione diatopica e altre dimensioni di variazione: in quale modo possiamo applicare alle altre dimensioni di variazione le stesse considerazioni? Ci sono dei limiti alle “possibilità dell’italiano” anche nelle zone basse della diastratia e della diafasia? Dove finisce (e dove comincia) la violazione della norma? All’interno di queste zone ci sono scelte linguistiche non accettate dai parlanti? Quali sono i criteri con cui si stabiliscono i limiti tra ciò che è possibile e ciò che non lo è? |
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